Dove stanno i soldi per finanziare l’innovazione? La nuova mappa dei capitali tra AI, bandi e crowdfunding
AZIENDEECONOMIAFINANZA 15 Ottobre 2026 digitalvoice
Intervista a Jessica Barbera, CEO & Fondeur di Ing Corporate
Finanza agevolata, strumenti Invitalia, programmi europei e crowdfunding: il capitale per l’innovazione esiste, ma bisogna sapere dove cercarlo. E l’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali criteri di selezione.
Partiamo da una domanda apparentemente semplice: dove stanno oggi i soldi per finanziare innovazione, tecnologia e intelligenza artificiale?
La risposta è meno semplice di quanto sembri, perché non esiste un unico luogo in cui cercare capitali. Esiste piuttosto una mappa articolata di strumenti pubblici e privati, nazionali ed europei, che possono anche essere combinati tra loro. La prima distinzione da fare è tra finanza tradizionale e finanza agevolata. La prima, quella bancaria, valuta soprattutto la solidità storica dell’impresa: bilanci, garanzie, patrimonio, capacità di rimborso. È una logica comprensibile, ma che può diventare un limite quando ci si trova davanti a progetti basati su asset immateriali, come dati, algoritmi, software e proprietà intellettuale. Un progetto di intelligenza artificiale, soprattutto nelle sue fasi iniziali, presenta infatti un livello di incertezza che i tradizionali modelli di credit scoring faticano a rappresentare. La tecnologia corre più velocemente dei sistemi di valutazione del rischio. La finanza agevolata, invece, nasce proprio per colmare questo divario. Attraverso contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso agevolato o strumenti fiscali, lo Stato e l’Unione Europea condividono parte del rischio dell’investimento e valutano non soltanto lo storico dell’impresa, ma anche il potenziale del progetto. È una differenza sostanziale: da una parte si guarda soprattutto a ciò che l’impresa è stata; dall’altra si cerca di capire ciò che può diventare.
Quali sono concretamente gli strumenti che un’impresa dovrebbe conoscere?
Oggi esiste un insieme significativo di misure dedicate alla trasformazione digitale e agli investimenti tecnologici. Tra gli strumenti più rilevanti c’è Digital Transformation, gestito da Invitalia per conto del MIMIT, rivolto alle micro, piccole e medie imprese. La misura sostiene progetti compresi tra 50 mila e 500 mila euro e comprende tecnologie come cloud, cybersecurity, big data, IoT, realtà aumentata e intelligenza artificiale applicata ai processi aziendali. Un altro strumento particolarmente importante è Smart & Start Italia, rivolto alle startup innovative ad alto contenuto tecnologico. Il finanziamento può coprire fino all’80% delle spese, arrivando al 90% in determinate condizioni, mentre per le iniziative localizzate nel Mezzogiorno può essere previsto anche un contributo a fondo perduto. I progetti possono riguardare economia digitale, AI, blockchain e valorizzazione della ricerca. Per investimenti industriali di dimensioni maggiori entrano invece in gioco i Contratti di Sviluppo, mentre sul fronte degli investimenti in beni strumentali e tecnologie interconnesse il quadro comprende il nuovo Iperammortamento previsto dal Piano Transizione 5.0. A livello europeo, poi, ci sono gli IPCEI, i grandi progetti di comune interesse europeo, che interessano settori strategici come semiconduttori, cloud, edge computing e intelligenza artificiale. Il punto importante è che non bisogna guardare soltanto al singolo bando. Occorre costruire una strategia finanziaria complessiva, combinando, quando possibile, strumenti diversi.
C’è però un elemento che sembra attraversare tutte queste misure: l’intelligenza artificiale. È davvero diventata una priorità per chi finanzia?
Sì, ed è probabilmente il cambiamento più significativo degli ultimi anni. L’AI non è più soltanto una tecnologia da adottare: sta diventando una delle direttrici attraverso cui vengono orientate le risorse pubbliche.Il fenomeno riguarda diversi livelli. Ci sono le politiche nazionali sull’intelligenza artificiale, le risorse del PNRR e della coesione, gli interventi del MIMIT e, sul piano europeo, programmi che individuano nelle tecnologie digitali avanzate un’area strategica. Il risultato è che oggi un progetto che integra AI, dati, cloud, cybersecurity, automazione o interconnessione digitale può trovare una maggiore coerenza con le priorità di numerosi strumenti di finanziamento. Ma attenzione: non significa semplicemente aggiungere la parola “intelligenza artificiale” a un progetto per renderlo finanziabile. La componente tecnologica deve essere reale, funzionale all’investimento e inserita in un modello industriale credibile. La vera sfida per le imprese è quindi imparare a trasformare l’innovazione tecnologica in un progetto finanziabile. Avere una buona tecnologia non basta: bisogna dimostrarne l’impatto sui processi, sulla produttività, sulla competitività e sulla crescita. E c’è un altro aspetto da considerare: molte opportunità funzionano a sportello e le risorse sono limitate. Significa che arrivare preparati, con un progetto già strutturato, può fare una differenza concreta.
E quando il contributo pubblico non arriva subito, oppure non copre tutto l’investimento? Esiste una soluzione per colmare questo gap?
È qui che entrano in gioco strumenti finanziari complementari, come il crowdfunding ponte.Il meccanismo è relativamente semplice. Un’impresa presenta un progetto a un bando, ottiene un esito positivo o entra in una fase avanzata dell’iter, ma deve aspettare l’effettiva erogazione delle risorse. Nel frattempo, però, avrebbe bisogno di liquidità per avviare l’investimento. In questo spazio può inserirsi un modello come Crowdbridge di Opstart, basato sul lending crowdfunding. L’idea è utilizzare l’evento finanziario futuro — per esempio il contributo atteso da un bando — come elemento alla base della raccolta, così da anticipare la liquidità necessaria. La raccolta può inoltre servire a coprire quella parte dell’investimento che il bando non finanzia. È un punto fondamentale, perché raramente un singolo strumento copre il 100% del fabbisogno di un progetto. La logica, quindi, non è mettere in alternativa pubblico e privato, ma farli lavorare insieme: il contributo pubblico riduce il rischio e sostiene l’innovazione; uno strumento privato può fornire liquidità aggiuntiva e accelerare l’avvio del progetto. La domanda iniziale, dunque, ha una risposta precisa: i soldi per l’innovazione ci sono, ma sono distribuiti tra strumenti diversi e seguono logiche diverse. Per un’impresa, la vera competenza non consiste soltanto nel trovare un finanziamento. Consiste nel costruire una strategia finanziaria coerente con il progetto, individuando lo strumento pubblico più adatto, preparandosi per tempo agli sportelli e, quando necessario, integrando le risorse pubbliche con capitali privati. In questo scenario, l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale non rappresentano più soltanto una scelta tecnologica. Sono diventate una delle chiavi attraverso cui l’impresa può accedere al capitale necessario per crescere.
E in questo scenario, come si posiziona ING Corporate?
ING Corporate si colloca in questo ecosistema con un approccio che punta a combinare la capacità di accompagnare le imprese sul fronte della finanza tradizionale con una crescente attenzione agli investimenti legati alla trasformazione tecnologica e alla sostenibilità.Il punto di partenza è riconoscere che oggi un’impresa non ha necessariamente un unico bisogno finanziario. Un progetto di innovazione può richiedere capitale per acquistare tecnologia, sviluppare nuovi prodotti, investire in infrastrutture digitali o sostenere una fase di crescita. Per questo diventa importante costruire soluzioni finanziarie che tengano conto dell’intero progetto e non soltanto della singola voce di investimento. In questo senso, il ruolo di una banca corporate può essere quello di affiancare l’impresa nella lettura del fabbisogno finanziario e nella scelta della struttura più adeguata, anche in presenza di strumenti pubblici, garanzie e forme di finanza alternativa.
La trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale stanno infatti modificando non soltanto i processi produttivi delle aziende, ma anche il modo in cui queste devono pianificare i propri investimenti e rapportarsi al capitale. Per ING Corporate significa confrontarsi con imprese che hanno esigenze sempre più sofisticate e che chiedono un interlocutore capace di comprendere non solo il bilancio, ma anche il progetto industriale che sta dietro a quell’investimento.
La direzione, quindi, è quella di un modello in cui banca, finanza agevolata e strumenti alternativi non siano mondi separati, ma componenti di una stessa strategia finanziaria. L’obiettivo è accompagnare le imprese nei loro percorsi di crescita, mettendo in relazione le diverse opportunità di capitale e aiutandole a trasformare gli investimenti in innovazione in progetti sostenibili nel tempo.



















