Scuola e intelligenza artificiale, l’Europa fa il punto sulla trasformazione digitale
PRIMO PIANO 23 Settembre 2026 digitalvoice
L’intelligenza artificiale generativa sta entrando nelle aule europee e si avvia a diventare uno strumento sempre più comune per insegnanti e studenti. Ma il suo impatto sull’apprendimento non è ancora definito e, soprattutto, dipende da come viene utilizzata. È quanto emerge da due nuove relazioni pubblicate dalla Commissione europea, che fotografano l’evoluzione del digitale nella scuola e le sfide legate all’IA.
Il primo rapporto, “Amica o nemica? Evidenze sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa nell’apprendimento e nell’insegnamento”, evidenzia il passaggio dell’IA generativa da tecnologia emergente a strumento progressivamente integrato nelle pratiche educative. I benefici, però, non sono automatici: gli effetti sui risultati scolastici dipendono dalle modalità di impiego della tecnologia, mentre restano ancora da valutare le conseguenze sulle competenze nel lungo periodo.
In questo scenario, la formazione degli insegnanti diventa uno dei nodi centrali. Secondo la Commissione, per sfruttare le opportunità offerte dall’IA servono percorsi di formazione iniziale e aggiornamento continuo, affiancati da indicazioni chiare da parte delle istituzioni per promuovere un utilizzo responsabile degli strumenti generativi.
Il secondo rapporto, “L’istruzione digitale nelle scuole in Europa 2026: colmare i divari nell’accesso, nell’insegnamento e nell’apprendimento”, sposta invece l’attenzione sul quadro più ampio della digitalizzazione dei sistemi scolastici europei.
La trasformazione è ormai presente in gran parte dei Paesi, ma procede a velocità diverse. Le infrastrutture digitali di base sono state affrontate dalla maggior parte dei sistemi educativi, ma rimangono differenze nell’accesso alle tecnologie nelle singole scuole, nella disponibilità di supporto tecnico e nella qualità degli ambienti digitali.
Anche sul fronte delle competenze il quadro è articolato. La competenza digitale è prevista nei programmi della scuola secondaria inferiore in quasi tutti i sistemi analizzati, mentre le valutazioni nazionali o standardizzate delle competenze digitali sono ancora poco diffuse. Quasi due terzi dei sistemi educativi hanno inoltre già adottato strategie, linee guida o altri strumenti di indirizzo dedicati all’intelligenza artificiale.
I due rapporti arrivano mentre Bruxelles prepara nuove iniziative sul fronte delle competenze e della scuola. I risultati confluiranno nel lavoro sull’Unione delle competenze e contribuiranno alla definizione del prossimo Pacchetto sull’istruzione, dedicato anche alle competenze di base, alla formazione di insegnanti e formatori e alle infrastrutture digitali.
Un percorso che si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro della scuola europea, nel quale la questione non riguarda più soltanto l’accesso alle tecnologie, ma la capacità di utilizzarle in modo efficace, consapevole e coerente con gli obiettivi dell’apprendimento.
La Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione alle crisi, Roxana Mînzatu, ha dichiarato: “Le tecnologie digitali, compresa l’intelligenza artificiale generativa, stanno cambiando rapidamente il modo in cui viviamo, lavoriamo e apprendiamo. Sebbene studenti e insegnanti possano trarre vantaggio da queste nuove possibilità, dobbiamo affrontare con attenzione i rischi legati ai pregiudizi, alla privacy e all’eccessiva dipendenza dalla tecnologia. La tecnologia digitale deve essere al servizio dei cittadini e dobbiamo garantire che questi strumenti contribuiscano realmente all’apprendimento.”


















