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Qwince: “Sfide e opportunità nell’aderenza terapeutica dei pazienti cronici: l’apporto della tecnologia”
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Qwince, azienda italiana specializzata in soluzioni e servizi per la sanità digitale,  annuncia i risultati della ricercaSfide e opportunità nell’aderenza terapeutica dei pazienti cronici: l’apporto della tecnologia” condotta in collaborazione con Doxa Pharma. L’indagine fotografa il rapporto dei malati cronici con l’uso di tecnologie che possono aiutare a migliorare e rendere più sicura la comunicazione con i medici e operatori sanitari, abilitare il controllo 24×7 a distanza dello stato di salute, stimolare l’aderenza alle terapie, prenotare visite, esami e farmaci, accedere ai propri dati e gestire tutta la documentazione sanitaria con facilità.

Gianmarco Troìa (NELLA FOTO) , AD di Qwince dichiara in esclusiva a Digital Voice: “Abbiamo deciso di realizzare questo studio per indagare quelle che sono le attuali sfide per i soggetti coinvolti nella gestione della malattia cronica, in primis il paziente, ma anche il mondo degli operatori, medici e aziende sanitarie, oltre che caregiver. Questo andando a migliorare la conoscenza su tre aspetti in particolare: Il primo sicuramente quello della cronicità stessa, tema estremamente rilevante per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale; poi il tema dell’aderenza alla terapia, con le relative notevoli ripercussioni a livello di costi e, ahimè, di morti. Infine il tema tecnologico, per noi fondamentale. Abbiamo inteso approfondire come questi soggetti, in particolare i pazienti, si relazionano concretamente con la tecnologia.

Tutto questo con il principale intento di educare e fornire alle aziende e strutture sanitarie in generale strumenti validi a supportarli nell’ideazione e adozione di strategie di innovazione ed efficientamento dei servizi. I dati della ricerca Doxa Pharma possono essere, infatti, letti per anticipare e delineare i desiderata e le caratteristiche alle quali una ideale piattaforma tecnologica dovrebbe rispondere per soddisfare in modo prolungato nel tempo le aspettative del paziente e conseguentemente migliorarne la qualità della vita stessa”.

L’indagine ha coinvolto oltre 300 pazienti cronici in età tra i 30 e 70 anni rappresentativi dell’universo di riferimento per le principali variabili socio-demografiche. Per comprendere se e quanto i servizi digitali oggi disponibili siano potenzialmente utili per gestire la cronicità, la ricerca ha fotografato il campione analizzando le abitudini di utilizzo della tecnologia, le patologie croniche dei soggetti intervistati, il ruolo dell’aderenza terapeutica, l’impatto della malattia sullo stato emotivo e sulla qualità della vita, l’attenzione alla prevenzione, la relazione con i farmaci e le visite di controllo e i canali più spesso usati per la comunicazione con operatori e strutture sanitarie. È stata inoltre sondata l’utilità di un servizio digitale ideale dedicato alla salute e fruibile attraverso sito web o app su smartphone.

I pazienti cronici intervistati mostrano una buona propensione all’utilizzo di strumenti tecnologici, anche nelle fasce d’età più mature. Un intervistato su quattro tra i 51 e 60 anni possiede dispositivi di monitoraggio della salute connessi ad una app (es. saturimetro, termometro, glucometro, pulsossimetro).

7 su 10 intervistati si affiderebbero a un servizio digitale integrato per comunicare con i medici, facilitare l’assunzione della terapia, prenotare visite e farmaci, gestire referti ed effettuare teleconsulti.

Un altro aspetto che richiede attenzione, tempo ed energie da parte del paziente cronico è la gestione di referti medici e documenti in formati e su supporti differenti, che secondo un terzo degli intervistati risulta particolarmente difficoltosa. Sebbene il digitale abbia iniziato a diffondersi (uso prevalente nel 25% del campione), predomina ancora l’uso del cartaceo (49%). Il paziente deve quindi archiviare una mole di referti con differenti modalità. Secondo il sondaggio, il 77% raccoglie i documenti cartacei in cartelline che colloca in luoghi specifici della casa per poterli ritrovare con facilità, mentre solo il 24% del campione archivia su computer o app. Gestire vari formati documentali, soprattutto in situazioni d’urgenza, può risultare non facile per il malato o il caregiver.

Questo il motivo per cui il 71% dei pazienti dichiara interesse verso l’utilizzo di una piattaforma digitale in grado di semplificare l’archiviazione dei documenti diagnostici.

Le patologie croniche richiedono un’interazione frequente e continua, talora anche ripetitiva, tra il paziente e i soggetti coinvolti nel percorso di assistenza e cura. L’indagine evidenzia le molteplici modalità con le quali, negli ultimi sei mesi, gli intervistati hanno prenotato visite o farmaci, richiesto prescrizioni, ritirato referti o effettuato consulti e controlli. Al recarsi di persona presso lo studio medico o la struttura sanitaria si alterna l’utilizzo dei canali digitali, che tuttavia risulta limitato.

La prenotazione di farmaci e visite avviene ancora prevalentemente di persona e/o al telefono, lo dichiara oltre l’80% degli intervistati. Più del 30% di coloro che non sono mai ricorsi ai canali digitali afferma però di aver scartato l’idea di utilizzare il servizio online non per scelta ma perché non disponibile; il 26% non era a conoscenza dell’esistenza del servizio.

Per il ritiro di referti e la richiesta di prescrizioni e certificati medici, oltre il 50% del campione sceglie anche il canale digitale, principalmente siti web e posta elettronica.

I consulti online registrano la percentuale più bassa. Solo il 19% degli intervistati ha utilizzato anche servizi web o app per consultare un medico negli ultimi sei mesi, a dimostrazione dell’importanza attribuita al contatto fisico rispetto a quello virtuale.

La ricerca evidenzia un’attitudine alla multicanalità nella comunicazione con le figure che fanno parte del circolo di assistenza e cura. I canali digitali hanno un forte potenziale, ma emergono alcune criticità. WhatsApp e Telegram sono usati impropriamente per scambiare informazioni di natura sanitaria, sia perché le condizioni di utilizzo ne vietano espressamente l’impiego in questi contesti sia perché non vi è nessuna garanzia del rispetto dei principi del regolamento europeo GDPR. Questa modalità di comunicazione espone quindi il medico e la struttura sanitaria a rischi di natura medico-legale.

Oltre alla crescente richiesta di app di messaggistica e app specifiche (del centro medico, della farmacia, ecc.), tra le modalità d’interazione desiderate emerge l’interesse del 24% degli intervistati (in particolare nel 37% della fascia tra 51 e 60 anni) verso piattaforme dedicate alla comunicazione tra medici, farmacisti e pazienti, utilizzate attualmente solo dal 7% del campione.

Un servizio digitale dedicato consente lo scambio di documenti e informazioni sensibili sullo stato di salute e può prevedere funzioni di messaggistica sicura e asincrona per il dialogo tra operatore sanitario e paziente. I risultati dell’indagine mostrano i pazienti cronici come soggetti digitalizzati e aperti all’utilizzo di questo tipo di tecnologie.

I vantaggi della piattaforma “ideale” secondo i pazienti

Ai partecipanti al sondaggio è stato infine chiesto di valutare alcuni possibili servizi di supporto offerti da una piattaforma “ideale” che, attraverso un sito internet o un’applicazione per smartphone, permetta loro di rimanere in contatto con il medico di riferimento e i professionisti coinvolti nel processo di cura, favorire l’assunzione corretta della terapia, prenotare visite e farmaci, effettuare teleconsulti e gestire referti.

L’idea di una piattaforma che offra in modo integrato questi servizi trova largo consenso.  Il 75% dei pazienti valuta questo tipo di servizio adatto alle proprie necessità e utile a migliorare la qualità di vita. In particolare, oltre il 70% lo utilizzerebbe per prenotare visite, amministrare referti e rimanere in contatto con i medici, il 65% per prenotare farmaci e il 54% per effettuare teleconsulti.

 

 

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