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Odio online: Orlando, nuovi strumenti per la giustizia
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 Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando interviene sul Corriere della Sera in edicola ieri venerdi 18 agosto , tornando sul tema degli “hater online”: la diversa velocità fra la diffusione virale del contenuto lesivo pubblicato in rete e la capacità della giustizia di ristorare il soggetto interessato; la necessaria responsabilizzazione dei gestori, ai quali si deve chiedere di assumere il controllo di ciò che mettono in circolazione, ma anche un patto sociale, che non si regga solo sulle sanzioni ma sia la “conseguenza del senso comune e del sistema delle convenienze che connotano la società”.

 “ Bene ha fatto la Boldrini a denunciare gli odiatori e sono convinto che gli strumenti della repressione penale devono adeguarsi al cambiamento”. “Da ministro l’ho indicato alla Scuola della magistratura come uno degli obiettivi. Se vogliamo fare progressi, però, bisogna dire quali sono i limiti che la giustizia incontra sulla rete. La conclusione di un processo, anche in Paesi con tempi più celeri dei nostri, giunge, per assicurare le necessarie garanzie, quando gli effetti dei contenuti si sono già diffusi in rete in modo virale. I reati che più spesso vengono commessi online sono a querela di parte”.

“Cioè, bisogna che il soggetto interessato sappia di aver subito un danno. Non sempre è così. E non si può pensare, per l’immenso numero dei contenuti potenzialmente offensivi, che il pm possa procedere d’ufficio. Inoltre, sulla rete esistono spesso problemi di competenza territoriale per la natura transazionale del web e l’incertezza delle identità.
Questo non ci esonera dal dare nuovi strumenti alla giustizia, ma ci spinge verso altre strade. Per questo, la Commissione Ue ha stipulato, su impulso nostro e della Germania, un accordo per la rimozione dei contenuti e l’eliminazione dei profili”.

“ E ciò significa affermare la responsabilizzazione dei gestori della rete, che non sono solo dei veicoli e devono assumere il controllo di ciò che mettono in circolazione. Ad integrazione e non in sostituzione della giustizia.
Peraltro, nessun patto sociale si regge solo sulla paura delle sanzioni. I comportamenti, non sono solo determinati dai codici, sono la conseguenza del senso comune e del sistema di convenienze che connotano la società. E queste, a loro volta, sono il frutto di azioni sociali, politiche e culturali. Se è vero che la rete riflette ed è parte della realtà, allora non sfugge a questo dato”.

 Nella foto Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando

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