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ICT nella PA: avanti adagio
ICT nella PA: avanti adagio
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Intervista a Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube

Presentati i principali risultati della terza edizione dell’Osservatorio Assinform sull’ICT nella Pubblica Amministrazione, realizzato da NetConsulting cube e Netics grazie al sostegno di AGID, Consip, Infocamere, Poste Italiane e TIM, da cui emerge che nel 2015 la ripresa della spesa ICT della PA ha interrotto un trend negativo che durava da anni. Troppo poco per invertire uno schema che penalizza gli investimenti: Italia login, i progressi nella Scuola, nella Sanità, nell’interconnessione fra amministrazioni e nella fatturazione elettronica, confermano la validità dei programmi avviati, ma anche l’urgenza di accelerarli.

“La digitalizzazione della PA è la sfida degli italiani. Non è una sfida facile, per i vincoli di bilancio e le competenze da mettere in campo. Ma è da raccogliere e da vincere, perché l’innovazione della funzione pubblica è essenziale sia per la qualità della vita, sia per avere un contesto utile a fare impresa, formare capitale umano, abbracciare un progetto-paese. Nel 2015 c’è stato un primo passo, ma timido in rapporto ai fabbisogni e se si considerano i ritardi accumulati, il divide digitale che sta segnando i Comuni e il Sud, l’esiguità della quota di spesa a investimenti e quindi all’innovazione. Resta il fatto che qualcosa si è mosso e che è avvenuto un cambiamento di rotta: non si guarda più all’ICT per meccanizzare una PA immutabile, ma al suo utilizzo per ridisegnarne l’organizzazione e il funzionamento. È a partire da questa nuova sensibilità, già visibile nella Scuola, nella Sanità e in altri ambiti della PA Centrale, che occorre accelerare, concentrandosi sulle componenti del Piano per la Crescita Digitale a maggiore impatto: rapida diffusione di Spid, sviluppo di altre piattaforme digitali a partire dalla cultura e dal turismo, valorizzazione del patrimonio dati della PA, razionalizzazione dei data center ed evoluzione delle applicazioni per abbattere i costi correnti e puntare su nuove modalità di fruizione dell’ICT, a partire dal cloud” ha sottolineato Agostino Santoni, Presidente di Assinform, che insieme ad Antonio Samaritani (DG dell’Agenzia per Italia Digitale), Sante Dotto (Direttore Progetti PA di Consip), Paolo Ghezzi (DG di InfoCamere), Anna Pia Sassano (Direttore Architetture Digitali e Servizi PA di Poste Italiane), Simone Battiferri (Direttore ICT Solutions & Service Platforms di TIM) e dell’On. Paolo Coppola (IX Commissione della Camera dei Deputati) ha animato la presentazione ed il dibattito.

Ne parliamo con Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube.

Quali gli obiettivi dello studio?

Realizzato con interviste personali e telefoniche su tutte le principali amministrazioni, lo studio è finalizzato a fornire forse l’unico quadro complessivo e sistematico sulla spesa ICT e sullo stato di avanzamento dei processi di digitalizzazione e innovazione all’interno della PA italiana Centrale e Locale e nella Sanità.

L’Osservatorio fornisce un supporto informativo permanente per la realizzazione dei piani di digitalizzazione a livello centrale e locale, individuare i trend in atto nei percorsi di innovazione e i gap da colmare, fornire elementi di riflessione per il Sistema pubblico e gli Operatori del settore, supportare AGID nel compito di gettare le basi del Piano triennale dell’IT nella PA.

Quanto è rappresentativo lo studio, in uno scenario articolato come quello della PA italiana?

Il panel di enti intervistati rappresenta circa l’80% della spesa ICT complessiva, di cui l’80% per PAC e Sanità, il 100% per le Regioni, il 40% per i Comuni, di cui sono stati analizzati solo i grandi Enti; abbiamo puntato a coprire una quota rilevante della spesa, in un quadro complesso: secondo l’archivio ufficiale degli Enti pubblici e dei Gestori di pubblici servizi, realizzato e gestito da AGID, le Amministrazioni sono circa 23.000, con oltre 77.000 enti con tutte le loro articolazioni a livello territoriale.

Dal punto di vista metodologico, oltre alle interviste, i dati sulla spesa ICT sono stati tratti anche da SIOPE, la banca dati della Ragioneria generale dello Stato.

Emerge anche la numerosità delle risorse IT della PA?

Per il personale pubblico che assolve funzioni in ambito IT, a fine 2015 la stima è di oltre 32.000 addetti, su un totale di circa 2,5 milioni di dipendenti, con concentrazione maggiore nella PAC, dove in alcuni ministeri sono presenti organizzazioni complesse e articolate.

Nella PAL sono attivi 11.000 dipendenti dedicati all’ICT, di cui circa 9.000 nei Comuni; la situazione è più eterogenea, con vere e proprie direzioni Sistemi informativi solo nei comuni maggiori. La Sanità conta 5.400 addetti dedicati all’ICT; le Regioni ne hanno solo 750, se si escludono quelli delle In House.

In sintesi, qual è la situazione della spesa?

La spesa ICT complessiva a fine 2015 ha superato i 5.571 M€, con una crescita del 0,5%. Di questa, il 61% è per l’IT che fa registrare un valore di 3.456 M€ ed una crescita dell’1,6%. La componente TLC è in leggero decremento in ragione di calo tendenziale delle tariffe, ricorso alle tecnologie Voip, maggiore incidenza delle nuove procedure di acquisto.

Peraltro, dal 2011 ad oggi la spesa si è fortemente ridimensionata, con un taglio complessivo di 400 M€ e un decremento medio annuo dell’1,9%.

La ripresa della spesa è in capo principalmente a Sanità (1.163 M€, +2,8%)ed a Scuola e Università (358 M€, +2,5%), mentre frenano ancora la ripresa le Regioni (730 M€ esclusa la Sanità, -0,5%), e soprattutto gli altri enti della PAL – Comuni, Province, Camere di commercio e Comunità montane (695 M€, -1,9%). Segna un timido incremento la PAC (2.625 M€, +0,2%), che assorbe poco meno della metà della spesa di tutto il comparto.

Luci e ombre, quindi…

Il segnale non è ancora pienamente positivo: la componente “investimenti” rappresenta appena il 25% della spesa ed è probabile che questo trend rispecchi una frenata del processo di innovazione.

Inoltre, negli Enti Locali la contrazione della spesa è stata ancora significativa. Gli effetti dei provvedimenti governativi di tagli alla spesa pubblica (Patto di Stabilità, Spending Review) hanno determinato un vero e proprio immobilismo, con un peso della componente “investimenti” pari a poco più del 14%; i budget sono assorbiti per gran parte dalla gestione corrente, per effetto tra l’altro di un parco software spesso obsoleto: sul campione si sono rilevati casi in cui l’ultimo aggiornamento è stato effettuato prima del 2009.

Ma ci sono comparti in crescita

In alcuni settori il trend della spesa ICT è stabilmente positiva. E’ il caso della Scuola, che mostra un andamento crescente a partire dal triennio 2013 -2015, con i primi risultati della seconda fase del Piano Nazionale Scuola Digitale, rilanciato a fine 2015 nel Decreto Buona Scuola, con stanziamenti di oltre 1 Mld€ derivanti sia da fondi strutturali europei sia da fondi MIUR.

E’ uno dei comparti della PA che ha valenza strategica per il sistema Paese, che richiede un’effettiva innovazione. Dati pubblicati dalla Commissione europea (“Education and training monitor 2015”) evidenziano ancora un forte gap tra il sistema scolastico italiano e quello della media Ue dal punto di vista degli strumenti IT disponibili per la didattica: l’Italia è al 25° posto su 28 Paesi per diffusione della banda larga a 100 MB e, secondo recenti dati OCSE, è al primo posto per necessità di formazione ICT dei docenti, di cui il 36% – a fronte di una media europea del 17% – dichiara di non essere sufficientemente preparato per la didattica digitale.

Il ruolo delle In House?

Il valore della produzione dei fornitori pubblici di servizi IT che operano a supporto degli Enti sia centrali che locali è di circa 1 Mld€; in queste organizzazioni, considerando solo Sogei, Consip, ACI Informatica, Agea, Cineca e Infocamere, operano circa 5.000 addetti dedicati all’IT.

Del loro fatturato, circa il 40% è riversato sul mercato tramite l’acquisto di beni e servizi ICT; e ciò fa sì che queste realtà siano un grande centro di procurement.

Nello studio emergono anche progetti in corso e previsti, e priorità di investimento?

È emersa una maggiore presenza di progetti nella PAC rispetto alla PAL, soprattutto in ragione del Patto di stabilità.

Le aree prioritarie di investimento per il biennio 2015-2016 sono rappresentate da progetti di ottimizzazione dell’infrastruttura IT, in particolare connessi al consolidamento ed al rinnovo dei data center, seguiti dai progetti di rinnovo delle applicazioni.

Nonostante la PA Centrale disponga oggi di un parco applicativo relativamente aggiornato, questa attività rappresenta un processo continuo, correlato all’esigenza di manutenere principalmente applicazioni custom.

Non meno prioritario appare il mantenimento e rafforzamento della Sicurezza Informatica: la progressiva apertura a sistemi web e Cloud, i progetti tesi al rilascio delle informazioni su device mobili.

Nei Comuni, per il biennio 2015-2016 emerge la focalizzazione degli investimenti su alcune aree: il miglioramento del livello di servizi di e-Government destinati a cittadini ed imprese (42,2% dei Comuni) per offrire un maggior grado di interattività e adeguare l’offerta di servizi al nuovo sistema di Identità Digitale SPID in termini di sicurezza, interoperabilità e accessibilità; l’ottimizzazione dell’infrastruttura attraverso processi di consolidamento e virtualizzazione (40%); l’introduzione o il rinnovo dei principali applicativi; ed ancora, il rafforzamento della Sicurezza Informatica (33,3%).

Un esempio di innovazione supportata dall’ICT è quello della Scuola. Il nuovo Piano prevede un percorso articolato lungo tre direttrici principali: Strumenti Abilitanti, azioni mirate a potenziare le infrastrutture per l’accesso alle tecnologie digitali (connettività), a sviluppare nuovi spazi e ambienti per la didattica, a digitalizzare l’amministrazione scolastica; Competenze e Contenuti per gli Studenti, con azioni riguardanti lo sviluppo di nuove competenze digitali degli studenti, di standard e interoperabilità degli ambienti on line per la didattica, di contenuti digitali (ebook), delle esperienze di alternanza scuola lavoro in imprese digitali; Formazione del Personale e Accompagnamento, con interventi per dotare tutto il personale scolastico, docenti in primis, delle competenze sulle tecnologie necessarie per traguardare la digitalizzazione della scuola.

I progetti e le priorità di investimento nelle Regioni possono essere sintetizzati in una focalizzazione sul Cloud, sul Disaster recovery e sulla Sicurezza in area infrastrutturale, e sul rilascio di nuovi servizi on line in area applicativa.

In Sanità, emergono progetti di Server consolidation, di virtualizzazione dei desktop, di Sicurezza in area infrastrutturale, e sul rilascio di nuovi servizi on line e di adeguamenti funzionali in area applicativa. Peraltro è da sottolineare come i servizi di e-Health avanzino decisamente in quasi tutte le Regioni.

È possibile trarre qualche conclusione?

La rilevazione ha ulteriormente confermato l’esistenza di vincoli che rallentano il percorso digitalizzazione della PA e dei suoi processi; una ancora elevata frammentazione, soprattutto nella PAL, nei progetti di innovazione e di crescita digitale; un’infrastruttura IT e un’architettura spesso obsolete che rendono i sistemi informativi poco adatti a sostenere le innovazioni che la trasformazione digitale porta con sé.

Questa situazione, insieme ad un’elevata personalizzazione del parco applicativo, soprattutto nella PAC, e alla ancora limitata integrazione delle banche dati, si riflette sull’inefficienza della gestione e della spesa, e sulla mancanza di coordinamento.

Anche le competenze digitali sono ancora molto carenti nella PA, complice anche il blocco delle assunzioni.

Di contro, la buona notizia è che il lavoro di Agid comincia a generare effetti diretti e indiretti molto positivi: Agid è oggi impegnata su almeno cinque grandi progetti che coinvolgono numerosissimi Enti della PA e le cui azioni stanno creando effetti concreti e misurabili, con un effetto indotto su tutto il sistema delle imprese; ne è un esempio la fatturazione elettronica.

Riteniamo dunque che sia stato intrapreso da AGID un percorso virtuoso verso la digitalizzazione, che punta a rafforzare sia il layer infrastrutturale e informativo di cui i data center, la rete e le banche dati rappresentano gli asset portanti, sia quello rappresentato dai grandi progetti abilitanti che permetteranno la realizzazione di una piattaforma di servizi integrata.

Il tutto è guidato da un disegno strategico in cui l’obiettivo della PA tutta è di essere un vero punto di riferimento di informazioni e servizi per i cittadini, ideati e pensati per loro in un’ottica Citizen centric, diventando un Data driven governement; nel contempo l’innovazione deve anche inquadrare e sfruttare nuovi ambiti come open API e modelli di procurement innovativi, come previsto anche dal nuovo Codice dei contratti pubblici.

A noi paiono tre le condizioni perché tutto ciò avvenga: l’assunzione di un ruolo forte di cabina di regia congiunta da parte di Agid e della futura struttura in capo a Diego Piacentini; le sinergie con il settore privato, sia Utenti che Vendor; una sempre maggiore sintonia nei programmi e nei contenuti con le strategie di e-Government elaborate a livello europeo.

Se il Piano Triennale conterrà anche queste linee guida pensiamo che la prossima edizione dell’Osservatorio ci racconterà di una Pubblica Amministrazione che si è data un grande colpo di coda verso la sua digitalizzazione, creando un effetto di trascinamento su tutto il Paese.

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