Telecomunicazioni, ricavi in calo mentre crescono traffico e IA : Asstel avverte sul rischio di un modello non più sostenibile
ECONOMIAIntelligenza ArtificialePRIMO PIANOTELCO 12 Gennaio 2026 digitalvoice
Di Raimondo (FOTO) : “Tra costo delle frequenze, caro energia e capitale più oneroso, gli investimenti nelle reti sono sotto pressione. Senza una svolta regolatoria e industriale si indebolisce l’ecosistema digitale”
Il settore delle telecomunicazioni si trova oggi al centro di una contraddizione strutturale che rischia di comprometterne il ruolo strategico nello sviluppo dell’economia digitale. Alla crescita esponenziale del traffico dati, all’espansione dei servizi digitali e all’impatto sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale, si contrappone infatti una compressione dei ricavi che dura da oltre quattordici anni e che ha già ridotto il fatturato di più di un terzo.
Un paradosso che, secondo Asstel, mette a rischio la sostenibilità economica degli investimenti infrastrutturali e, con essa, la capacità del Paese di accompagnare la transizione digitale. «Siamo di fronte a un modello che rischia di indebolire proprio il motore della digitalizzazione», ha dichiarato Laura Di Raimondo, direttore generale dell’associazione, intervenendo all’evento “Telco per l’Italia”.
Tre i principali fattori di pressione individuati da Asstel. In primo luogo il costo delle frequenze, che in Italia ha raggiunto livelli tra i più elevati in Europa, assorbendo risorse che avrebbero potuto essere destinate allo sviluppo di reti di nuova generazione, a partire dal 5G. A questo si aggiunge il prezzo dell’energia, anch’esso tra i più alti del continente, che incide in modo significativo su un comparto energivoro chiamato a garantire continuità di servizio 24 ore su 24. Infine, l’aumento del costo del capitale, in un contesto di rendimenti in progressiva riduzione, comprime la capacità delle imprese di generare cassa e di pianificare investimenti di lungo periodo.
«È una combinazione che rende il modello sempre più fragile dal punto di vista economico e miope sul piano sociale», ha spiegato Di Raimondo, sottolineando come senza operatori solidi non possano reggere né le reti né l’intero ecosistema digitale.
Accanto ai nodi finanziari, Asstel richiama l’attenzione su una persistente asimmetria regolamentare tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme digitali. Le Tlc operano in un regime di forte regolazione, mentre i principali fornitori di servizi digitali, pur generando gran parte del traffico sulle reti, intercettano la creazione di valore in altri segmenti della filiera. «Servono regole simmetriche — ha ribadito Di Raimondo — per garantire un contesto competitivo equo e sostenibile, non per introdurre scorciatoie».
La posta in gioco riguarda anche l’occupazione e le competenze. La filiera delle telecomunicazioni rappresenta circa il 6% del PIL nazionale e occupa oltre 200.000 addetti, ma da quattordici anni registra una progressiva riduzione degli organici. Una dinamica che rischia di disperdere competenze strategiche proprio mentre l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale richiedono professionalità sempre più qualificate. «L’IA renderà competitivo chi saprà integrarla nei processi organizzativi e produttivi», ha osservato Di Raimondo, «mentre chi non riuscirà a farlo resterà indietro».
In questo contesto si colloca il recente rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Telecomunicazioni, che Asstel definisce non un semplice accordo negoziale, ma uno strumento di politica industriale. Il nuovo CCNL, con orizzonte al 2028, introduce un sistema di aree professionali basato su competenze e responsabilità, una disciplina specifica per il comparto CRM/BPO per contrastare il dumping contrattuale, il rafforzamento del welfare di settore e nuovi strumenti su lavoro agile, inclusione e sostenibilità, oltre a una correlazione strutturale con i principi ESG.
«Abbiamo scelto di utilizzare la contrattazione come leva di governo della trasformazione», ha concluso Di Raimondo. «Ora è necessario un analogo salto di qualità nelle politiche industriali e regolatorie. Continuare con regole pensate per il passato significa indebolire un’infrastruttura essenziale per la competitività del Paese. E quando si indeboliscono le telecomunicazioni, si indebolisce l’Italia».

















