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Oltre i Data Center: geopatriation, sovranità del dato e nuove strategie cloud. Il parere di Michele Zunino, AD di Netalia
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Che cos’è la geopatriation e perché se ne parla oggi?
La geopatriation indica la tendenza delle organizzazioni a riportare dati e applicazioni dai grandi cloud pubblici globali verso soluzioni localizzate, come cloud nazionali o infrastrutture di proprietà. Il termine è stato formalizzato da Gartner nel marzo 2025, ma il fenomeno nasce dall’esigenza crescente di sovranità digitale, accentuata da instabilità geopolitica e normative extraeuropee come il Cloud Act statunitense.

In cosa si differenzia dalla cloud repatriation tradizionale?
A differenza della cloud repatriation, spesso guidata da motivazioni economiche o tecnologiche, la geopatriation è una risposta a fattori geopolitici e regolatori. Oggi i dati sono un asset strategico per tutte le imprese, non solo per banche e pubbliche amministrazioni, e la loro localizzazione assume un valore politico e competitivo.

Il paradigma “cloud-first” è superato?
Non è superato, ma si sta evolvendo. Sempre più aziende adottano un approccio “cloud-also”, più selettivo e maturo, in cui coesistono soluzioni pubbliche, private, ibride e multi-cloud. La repatriation diventa così una leva tattica, non un ritorno strutturale al passato.

Cosa dicono i dati sul mercato europeo e italiano?
Secondo Gartner, il 61% delle aziende dell’Europa occidentale aumenterà il ricorso a cloud provider nazionali per motivi geopolitici. In Italia, oltre un terzo delle imprese sta valutando programmi di repatriation, anche se le iniziative concrete sono ancora limitate.

Perché si parla di “Data Center Economy”?
Alla crescita del dibattito sulla geopatriation si accompagna l’idea che i Data Center siano il principale motore di creazione di valore digitale. In Italia, annunci di nuovi investimenti da parte di hyperscaler, operatori di co-location e soggetti pubblici alimentano questa narrazione, legando sviluppo tecnologico e proliferazione di infrastrutture fisiche.

È corretto attribuire ai Data Center un ruolo centrale nella creazione di valore?
Solo in parte. I Data Center sono infrastrutture essenziali, ma non rappresentano l’elemento realmente differenziante. Il valore si concentra nelle piattaforme di gestione, orchestrazione e governo del dato, non nei metri quadrati o nella potenza installata.

Qual è il rischio di una visione incentrata solo sull’infrastruttura?
Il rischio è una bolla di investimenti guidata più da logiche immobiliari che da reali esigenze tecnologiche. Confondere il mezzo con il fine può portare a sovrastimare il ruolo dei Data Center come leva di sviluppo territoriale.

La repatriation è una scelta sostenibile per tutte le organizzazioni?
Non sempre. Se da un lato risponde all’esigenza di maggiore controllo dei costi e di sovranità del dato, dall’altro il ritorno all’insourcing infrastrutturale richiede investimenti elevati, competenze specialistiche e un impegno continuo in termini di aggiornamento e compliance, spesso difficili da sostenere senza economie di scala.

Esiste un’alternativa tra hyperscaler globali e infrastrutture interne?
Sì, ed è spesso sottovalutata: il Public Cloud sovrano offerto da provider locali. Questi operatori possono garantire residenza del dato, controllo giuridico, conformità normativa europea, sicurezza by design e assenza di lock-in tecnologici, mantenendo al contempo i benefici del cloud pubblico.

Per chi è particolarmente adatto questo modello?
È particolarmente rilevante per le PMI, ma non solo. Consente di combinare elasticità, scalabilità e pay-per-use con prossimità, sovranità e trasparenza, rispondendo alle esigenze di un numero crescente di organizzazioni.

Qual è quindi il vero centro della creazione di valore nel cloud?
Il valore non risiede nel Data Center in sé, ma nelle piattaforme, nei modelli di servizio e nella capacità di governare il dato. Il futuro del cloud passa da un equilibrio maturo tra soluzioni pubbliche e private, in cui la repatriation è selettiva e l’infrastruttura torna a essere ciò che è: necessaria, ma non centrale nella creazione di valore.

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