Medicina: Esperti umani e sistemi basati su intelligenza artificiale (IA) possono fare squadra per ridurre gli errori diagnostici
INNOVAZIONEIntelligenza ArtificialePRIMO PIANO 12 Settembre 2025 digitalvoice
L’intelligenza artificiale non è soltanto un valido aiuto per i medici: può diventare la loro alleata più preziosa proprio perché “sbaglia” in modo diverso. È la sorprendente conclusione di una ricerca internazionale guidata dal Max Planck Institute for Human Development, in collaborazione con lo Human Diagnosis Project e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, appena pubblicata su PNAS. .
“Non si tratta di sostituire gli esseri umani con le macchine. Piuttosto, dovremmo considerare l’intelligenza artificiale come uno strumento complementare che dispiega appieno il suo potenziale nel processo decisionale collettivo”, aggiunge il coautore Stefan Herzog (FOTO), ricercatore senior presso il Max Planck Institute for Human Development.
Lo studio dimostra che i team ibridi—composti da specialisti umani e sistemi di IA come i moderni modelli linguistici—superano nettamente sia i soli medici sia le sole macchine. Analizzando oltre 40 mila diagnosi ricavate da più di 2 100 vignette cliniche, i ricercatori hanno visto che la combinazione dei due mondi aumenta in modo significativo l’accuratezza, soprattutto nei casi complessi e aperti, dove le possibilità di errore sono molteplici.
Il motivo? Medici e algoritmi commettono sbagli “complementari”: quando l’uno manca il bersaglio, l’altro spesso lo centra. Aggiungere un solo sistema di IA a un gruppo di specialisti, o viceversa, basta già a migliorare sensibilmente la qualità delle diagnosi.
Non si tratta di sostituire il medico, avvertono gli autori, ma di affiancarlo. Restano tuttavia limiti importanti: i test sono stati condotti su casi descritti solo a parole, non su pazienti reali, e non affrontano le delicate fasi terapeutiche né i possibili pregiudizi, umani o artificiali.
Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del progetto HACID, il lavoro apre prospettive che vanno ben oltre la medicina: dalla giustizia alla gestione delle emergenze climatiche, ogni settore che richieda decisioni complesse potrebbe beneficiare della “doppia intelligenza” di uomini e macchine.


















