Leadership oltre il genere: lo studio Capgemini smonta i pregiudizi, ma gli stereotipi resistono
PRIMO PIANOREPORTS 11 Novembre 2025 digitalvoice
Uomini e donne si percepiscono oggi alla pari in termini di capacità di leadership, ma il peso degli stereotipi continua a influenzare la valutazione delle competenze tecniche, in particolare quelle legate all’intelligenza artificiale e all’innovazione.
Un nuovo studio del Capgemini Research Institute, intitolato “Gender and leadership: Navigating bias, opportunity and change”, fotografa un panorama in evoluzione: la percezione di parità tra leader uomini e donne è ormai consolidata, ma i bias di genere restano un ostacolo alla piena equità nei ruoli apicali.
Il report rivela che oltre tre quarti degli intervistati (77%) riconoscono che le donne sono efficaci quanto gli uomini nei ruoli di leadership. Un risultato significativo, soprattutto se confrontato con il passato, quando le donne tendevano a sottovalutare le proprie competenze. Oggi, infatti, il 58% delle donne dichiara fiducia nelle proprie capacità, un livello quasi identico a quello degli uomini (59%).
Non solo: il 68% degli intervistati afferma che una maggiore presenza femminile ai vertici migliora le performance aziendali.
Stereotipi che cambiano forma, ma non scompaiono
Nonostante l’evoluzione culturale, gli stereotipi riaffiorano quando si parla di competenze del futuro. Molti uomini continuano a considerare abilità come l’uso dell’intelligenza artificiale, l’automazione, l’analisi dei dati e l’innovazione come competenze “maschili”.
Le donne, invece, tendono a percepirle come neutre o persino femminili: ad esempio, il 36% delle donne intervistate considera l’innovazione una competenza tipicamente femminile, segno di un cambiamento di prospettiva, ma anche di un divario percettivo ancora evidente.
Il contrasto emerge con forza soprattutto su AI e automazione: quasi la metà degli uomini le considera competenze “maschili”, mentre una percentuale analoga di donne le giudica neutre. Tuttavia, tre leader su quattro concordano sull’importanza cruciale della padronanza dell’AI per accedere a posizioni di vertice.
Paradossalmente, meno della metà degli intervistati (45% delle donne e 47% degli uomini) si sente realmente competente in questi ambiti.
“Serve una leadership inclusiva”
“Con tecnologie come l’AI che stanno trasformando il contesto economico, i leader – indipendentemente dal genere – devono acquisire le competenze necessarie per guidare e plasmare il futuro delle proprie funzioni”, ha dichiarato Alessandra Miata (foto) , Director Corporate Social Responsibility di Capgemini Italia.
“È fondamentale riconoscere come gli stereotipi di genere distorcano la percezione delle capacità di leadership, influenzando di conseguenza l’avanzamento di carriera di uomini e donne. Se non affrontati, questi bias rischiano di ampliare ulteriormente il divario di genere nelle aziende”. Miata sottolinea la necessità di formazione mirata e interventi sistematici per costruire una cultura di leadership realmente inclusiva, in cui competenze e risultati contino più delle percezioni.
Bias che colpiscono entrambi i generi
Gli stereotipi non penalizzano solo le donne. Il report indica che il 53% delle leader donne ha sperimentato un pregiudizio negativo sulla retribuzione legato al genere, mentre il 40% degli uomini ammette di aver beneficiato di un vantaggio economico per lo stesso motivo.
Sul fronte delle opportunità, poco più della metà dei leader (52%) ritiene che uomini e donne abbiano pari possibilità di promozione nelle proprie aziende, ma quasi il 40% riconosce che donne qualificate vengono spesso escluse dai ruoli di vertice.
Anche gli uomini, però, affrontano barriere: quattro su dieci (38%) individuano nello scarso equilibrio tra vita privata e lavoro uno dei principali ostacoli alla crescita professionale.
Verso una nuova cultura della leadership
Lo studio Capgemini evidenzia come il superamento degli stereotipi non sia solo una questione di equità, ma anche di competitività organizzativa.
Promuovere una leadership inclusiva significa valorizzare pienamente il potenziale di tutti, uomini e donne, in un contesto in cui la capacità di innovare e comprendere le tecnologie emergenti sarà decisiva per guidare il futuro del lavoro.


















