Hi-Tech: Nella classifica mondiale dei primi 20 l’Italia è al 15° posto
PRIMO PIANO 22 Giugno 2019 digitalvoice
Secondo lo studio “La competitività tecnologica dell’Italia a livello globale: una sfida ancora aperta” a cura dell’Osservatorio ENEA sull’Italia nella Competizione Tecnologica Internazionale pubblicato sulla rivista Energia Ambiente e Innovazione (www.enea.it), l’Italia è al 15° posto nella classifica mondiale dei 20 maggiori esportatori di prodotti hi-tech. L’Italia ha una quota di mercato di poco inferiore al 2%, dietro a player di minori dimensioni come Paesi Bassi (2,6%) e Belgio (2%) e una distanza da Germania (9,9%), Francia (5,3%) e Regno Unito (4%)
Il report curato dai ricercatori ENEA Daniela Palma e Gaetano Coletta, mette in rilievo che nel periodo di riferimento 2000-2016, tutti i principali settori dell’high-tech nazionale hanno perso terreno in termini di quote commerciali: la farmaceutica è scesa dal 6,5% al 4,5%, la chimica fine dal 3,8% al 3,2%, l’aerospazio dal 3,7% al 2,7% mentre l’energia termomeccanica ed elettrica è rimasta stabile al 3,4%. L’unica eccezione positiva è l’automazione industriale che ha registrato un balzo in avanti dal 4,8% al 6,8%..
“Tuttavia, la sfida non è ancora persa – sottolineano Daniela Palma e Gaetano Coletta – se verranno attuate politiche in grado di modificare la struttura del sistema produttivo, potenziando la filiera dell’hi-tech”.
Solo tre settori del comparto high-tech in Italia non hanno registrato un costante deficit commerciale: energia termomeccanica, aerospazio e automazione industriale. Per quest’ultimo, però, si è registrato un netto peggioramento negli ultimi anni. “Un segnale di allarme – notano Palma e Coletta – soprattutto in relazione al nuovo aumento del deficit complessivo dell’alta tecnologia nel biennio 2015-2016”.
A livello mondiale, il Report evidenzia un’avanzata significativa della Cina, un consolidamento dell’area asiatica (che copre quasi metà del commercio del comparto) ed anche un forte arretramento degli Stati Uniti, con una quota che nel 2016 arriva a dimezzarsi, attestandosi su valori di poco inferiori al 10%.
L’articolo è pubblicato nella versione integrale http://eai.enea.it/la-rivista




















