Hard disk, altro che fine corsa: restano insostituibili nei data center delle aziende e dei fornitori di servizi cloud
AZIENDEICTPRIMO PIANOTECH 10 Settembre 2025 digitalvoice
Negli ultimi anni molti analisti avevano ipotizzato la fine degli hard disk, soppiantati dagli SSD nei dispositivi di consumo. Ma nei data center, cuore pulsante del cloud e dell’intelligenza artificiale, i dischi magnetici restano ancora protagonisti. E, secondo Toshiba, il loro ruolo resterà centrale ancora a lungo.
La ragione è semplice: nessun altro supporto garantisce la stessa capacità di archiviazione a costi così contenuti. Gli SSD, pur offrendo performance superiori, restano da cinque a otto volte più cari per unità di capacità. Anche se i prezzi dovessero convergere, ci vorrebbero decenni per ampliare la produzione di memoria flash a livelli tali da sostituire gli HDD.
I numeri lo confermano: nel 2024 sono stati spediti 56 milioni di hard disk enterprise, pari a una capacità complessiva di 959 exabyte (quasi un miliardo di terabyte), oltre quattro volte rispetto agli SSD enterprise nello stesso periodo (59 milioni di unità per 226 exabyte).
Il segreto della longevità degli HDD sta nella loro evoluzione tecnologica. Negli anni, soluzioni come i drive riempiti a elio e i piatti più sottili hanno aumentato la densità dei dati. Oggi la crescita è trainata dalle tecnologie MAMR (Microwave Assisted Magnetic Recording) e HAMR (Heat Assisted Magnetic Recording), che permettono di spingere la capacità fino a 50 terabyte per unità nel prossimo futuro.
Nonostante le parti meccaniche, gli hard disk mostrano affidabilità elevata: il tasso medio di guasto negli ambienti enterprise è di appena lo 0,35% (circa 7 su 2.000 unità all’anno), con performance ancora migliori nei grandi data center. Sul fronte energetico, consumano 7-8 watt per il funzionamento del mandrino, pari a 0,3-0,5 watt per terabyte, un’efficienza paragonabile a quella degli SSD.
Le critiche sulle prestazioni valgono solo per i singoli drive. In configurazioni moderne, array di decine di HDD lavorano in parallelo, raggiungendo 15 GB/s di throughput e oltre 15.000 IOPS.
In un’epoca dominata da AI, streaming video e applicazioni data-intensive, gli hard disk dimostrano insomma che la loro storia non è affatto finita. Anzi, il “vecchio” supporto inventato quasi 70 anni fa continua a rappresentare la spina dorsale invisibile del digitale.
”Gli hard disk offrono tutto ciò che gli operatori dei data center e i fornitori di servizi cloud apprezzano: elevate capacità a bassi costi di acquisto e di esercizio, elevata affidabilità e prestazioni sufficienti per la maggior parte delle applicazioni. Qualora le prestazioni non fossero sufficienti, è possibile aggiungere alcuni SSD, ma la maggior parte dei dati rimane comunque sui dischi”, ha dichiarato Rainer W. Kaese ( FOTO) , Senior Manager, HDD Business Development, Toshiba Electronics Europe GmbH. “Visto che sono in circolazione da molto tempo, gli hard disk non sono probabilmente la novità dei data center, ma sono dei supporti silenziosi e indispensabili che operano in modo affidabile in background. Senza gli hard disk il nostro mondo digitale non funzionerebbe più”.


















