Cookie Consent by Free Privacy Policy Generator website
AI , il terziario trevigiano alla prova del cambiamento. Presentato il primo Report Confcommercio sull’impatto AI
Share this… Facebook Pinterest Twitter Linkedin AI , il terziario trevigiano alla prova del cambiamento. Presentato il primo Report Confcommercio sull’impatto AI
abb rinascimento dig

L’intelligenza artificiale è già entrata nella quotidianità delle imprese del terziario, ma il sistema economico locale procede ancora a due velocità. Da una parte una minoranza di aziende che investe e sperimenta; dall’altra una maggioranza che osserva il fenomeno con cautela, frenata soprattutto da una limitata consapevolezza strategica e dalla carenza di competenze. È quanto emerge dal primo Report sull’impatto e sul livello di conoscenza dell’Intelligenza Artificiale nel terziario di mercato della provincia di Treviso, presentato nel corso del convegno promosso dall’Unione provinciale Confcommercio presso il Seminario vescovile. Lo studio, realizzato da Format Research su un campione di 800 imprese del territorio, fotografa investimenti, aspettative, criticità e prospettive legate alla rivoluzione algoritmica che sta trasformando economia, lavoro e relazioni sociali.

Da Pozzo: “La quarta grande rivoluzione dell’era moderna”

Ad aprire i lavori è stato il Commissario dell’Unione provinciale Confcommercio e vicepresidente nazionale Giovanni Da Pozzo, che ha definito l’AI “la quarta grande rivoluzione dell’era moderna”.  “A differenza delle rivoluzioni precedenti, che hanno inciso prevalentemente su singoli aspetti della società e dell’economia, l’intelligenza artificiale è una rivoluzione pervasiva: non cambia soltanto il modo di produrre, ma riformatta istituzioni, mercati, relazioni personali e politiche pubbliche. Il tempo per adattarsi si è praticamente azzerato. Non possiamo permetterci di essere spettatori o pensare che basti imparare a fare bene le domande. Dobbiamo governare questo cambiamento mentre lo stiamo vivendo”. Da Pozzo ha inoltre sottolineato la necessità di una riflessione culturale ed etica sul fenomeno. “L’AI è tecnica, si basa su processi logico-matematici e tende a progredire senza limiti. Non possiede coscienza e proprio per questo è fondamentale interrogarsi sui suoi confini, comprenderne il potenziale e governarne l’impatto. In questo percorso il ruolo delle associazioni di categoria come soggetti attivi e orchestratori del cambiamento diventa centrale”.

AI già presente in commercio, turismo e servizi

L’intelligenza artificiale è già impiegata in numerosi ambiti del terziario: dagli algoritmi predittivi per la gestione delle scorte ai sistemi di raccomandazione personalizzata, dai chatbot per l’assistenza clienti ai software di automazione amministrativa. Nel turismo, ad esempio, l’AI viene utilizzata per suggerire pacchetti personalizzati, supportare la traduzione automatica e ottimizzare i sistemi di pricing dinamico di hotel e ristoranti. Nei servizi professionali contribuisce invece all’automazione di attività ripetitive, all’ottimizzazione dei processi e al supporto decisionale.

Il Report: innovazione diffusa, ma AI ancora minoritaria

A presentare i risultati della ricerca è stato Pierluigi Ascani, direttore di Format Research e autore del Report. Il 56,4% delle imprese con almeno due addetti dichiara di investire in innovazione, soprattutto nello sviluppo di nuovi prodotti (50,9%) e servizi (35,3%). Tuttavia, solo il 25,4% ha già investito o prevede di investire in intelligenza artificiale, mentre il restante 74,6% resta ancora ai margini di questa trasformazione. Tra le ragioni del mancato investimento emerge soprattutto la mancanza di interesse o di esigenze strategiche (40,9%), seguita dallo scetticismo culturale (17,2%) e dalla scarsità di tempo e risorse (16,2%).

Non siamo di fronte principalmente a un problema economico o tecnologico”, ha spiegato Ascani. “Il vero nodo è la percezione strategica: molte imprese non considerano ancora l’intelligenza artificiale una leva competitiva direttamente collegata alla propria attività”.

Marketing, dati e assistenza clienti le aree più promettenti

Le aziende che stanno valutando o adottando strumenti di AI individuano nell’analisi dei dati e nel marketing (51,5%) i principali ambiti di applicazione, seguiti dalla gestione documentale (39,6%) e dall’assistenza clienti (36,6%). Gli strumenti più diffusi risultano essere gli assistenti virtuali (38,6%), le piattaforme di marketing automation (31,7%), i chatbot e i sistemi predittivi (23,8%).

Il nodo delle competenze

La ricerca evidenzia come la formazione rappresenti oggi la principale sfida per il sistema imprenditoriale. Oltre la metà delle imprese che investono in AI (54,5%) dichiara infatti di possedere competenze interne limitate, mentre soltanto il 6,9% ritiene di essere adeguatamente preparato. Le difficoltà maggiormente segnalate riguardano la mancanza di know-how specifico (38,6%), l’integrazione con i sistemi esistenti (35,6%) e le questioni legate alla privacy e alla sicurezza dei dati (25,7%). Non a caso, la formazione è indicata dal 55,4% delle imprese come il principale strumento per colmare il divario di competenze.

L’AI non sostituisce l’imprenditore

Nonostante le cautele, il giudizio sull’impatto dell’intelligenza artificiale è prevalentemente positivo. Il 77,2% delle imprese che adottano o intendono adottare soluzioni AI ritiene che queste miglioreranno la qualità del lavoro, soprattutto grazie a una maggiore efficienza operativa. Parallelamente, il 94,7% del campione esclude che l’intelligenza artificiale possa sostituire il patrimonio di esperienza, conoscenza e relazioni costruito dagli imprenditori nel tempo. Un dato che conferma come il terziario trevigiano percepisca l’AI come uno strumento di supporto alle decisioni e ai processi, non come un sostituto del capitale umano.

Tre scenari per il futuro

Il Report individua infine tre possibili scenari evolutivi per il terziario provinciale. Lo scenario ottimistico prevede una diffusione capillare della formazione e dell’innovazione, con l’intelligenza artificiale accessibile anche alle microimprese. Lo scenario pessimista ipotizza invece una forte polarizzazione del mercato, con solo poche grandi aziende capaci di sostenere la trasformazione digitale e un conseguente calo occupazionale. Più realistico, secondo Confcommercio Treviso, appare lo scenario definito “incrementale”: una crescita graduale e costante nella quale AI ed e-commerce si integrano progressivamente nei modelli di business, accompagnando sviluppo, passaggi generazionali e nuove professionalità, in grado di compensare la progressiva scomparsa delle mansioni più ripetitive.

Share this…

About author

digitalvoice

555555555555555555555 ssssssssssss