AI Act, formazione obbligatoria sull’Intelligenza Artificiale: le aziende accelerano
Intelligenza ArtificialePRIMO PIANO 24 Febbraio 2026 digitalvoice
Con l’entrata a regime dell’AI Act, la formazione sull’Intelligenza Artificiale diventa un obbligo per le imprese. A richiamare l’attenzione sulle nuove responsabilità è un instant paper pubblicato da Cefriel, che analizza cosa cambia per le organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di AI.
Il Regolamento UE 2024/1689 introduce infatti, all’articolo 4, il principio di “AI Literacy”: provider e deployer sono tenuti a garantire competenze adeguate e consapevolezza nell’uso dell’AI. In altre parole, senza formazione non c’è conformità.
Nel documento “AI Act e competenze obbligatorie: cosa cambia davvero per le aziende”, curato da Evija Trusaite, si chiariscono obblighi, scadenze e approcci operativi per trasformare l’adempimento normativo in leva strategica. “L’AI Act mette al centro un principio chiave: senza competenze non può esserci fiducia nella tecnologia”, sottolinea Alessandro De Biasio, CEO di Cefriel. “Formare le persone significa renderle capaci di comprendere limiti, rischi e potenzialità dell’AI”.
Provider, deployer e nuovi obblighi
L’AI Act distingue tra provider (chi sviluppa o mette sul mercato sistemi di AI) e deployer (chi li utilizza nei propri processi). La maggior parte delle grandi imprese rientra oggi in questa seconda categoria: dall’HR alle operation, dalla manutenzione al customer service, fino al supporto decisionale.
Anche l’uso quotidiano di strumenti di AI generativa come ChatGPT o Microsoft Copilot ricade nel perimetro normativo. Le aziende che li adottano devono garantire supervisione umana, gestione del rischio e personale formato, in grado di riconoscere errori, bias, allucinazioni e possibili usi impropri dei dati.
Scadenze: il 2026 anno chiave
Entrato in vigore il 1° agosto 2024, il regolamento prevede un’applicazione graduale. Il 2026 rappresenta lo snodo decisivo: da agosto la maggior parte degli obblighi sarà pienamente applicabile, inclusi quelli su governance, trasparenza e gestione del rischio. Le organizzazioni dovranno dimostrare di aver attivato percorsi di formazione, processi strutturati e sistemi di tracciabilità.
Dalla compliance al vantaggio competitivo
Secondo Cefriel, la sfida non è solo normativa ma culturale. L’offerta formativa del centro si articola in percorsi di AI Awareness per manager e funzioni di business, workshop per l’individuazione di casi d’uso, laboratori di AI Adoption, coaching per la trasformazione dei processi e formazione specialistica su AI, Machine Learning e Responsible AI.
“Accompagniamo le organizzazioni con programmi su misura per trasformare la compliance in un reale vantaggio competitivo”, spiega Roberta Morici (FOTO) , Director della Business Unit Education.
Il messaggio è chiaro: il tempo per adeguarsi è ora. L’AI Act non impone solo regole, ma richiede un percorso strutturato di consapevolezza, governance e sviluppo delle competenze per un’Intelligenza Artificiale davvero responsabile.


















